Il primo aprile 2015 sul sito ufficiale della prestigiosa rivista “Nature” è stato pubblicato un articolo che ha suscitato una certa sorpresa.In questo “pesce d’aprile” in stile tipicamente britannico, gli autori sostengono che, fra le conseguenze più inattese e letali del riscaldamento climatico, potrebbe verificarsi, a breve termine, il risveglio in massa dei draghi che si troverebbero attualmente in letargo.   L’analisi di documentazione storica inedita, proverebbe infatti che questi animali esistono veramente e che in passato hanno a più riprese inferto gravi danni all’umanità.   Non a caso in corrispondenza delle fluttuazioni calde del clima terrestre.

In un mio precedente post ho sostenuto che ci sono solide ragioni scientifiche per ritenere che Godzilla non esista, mentre esiste un ben più temibile mostro: il Leviatano (sensu Hobbes).   Forte di questa esperienza, vorrei qui discutere se, dietro la goliardata, questo articolo non possa celare una verità la cui portata, forse, sfugge agli stessi autori.

Per cominciare, cosa sono i draghi?    Al di la di una miriade di varianti locali e temporanee; al di là soprattutto della loro completa demonizzazione perpetrata in Europa dalla Chiesa, i Draghi sono conosciuti praticamente in tutto il mondo con le seguenti caratteristiche:

  • Dimensioni gigantesche.
  • Corpo serpentiforme, con o senza arti.
  • Lanciano fiamme; di solito con la bocca, ma talvolta dagli occhi.
  • Volano, con o senza ali.
  • Sono strettamente associati sia all’acqua che al fuoco ed all’aria.
  • Sono osservabili specialmente in occasione delle tempeste.
  • Sono sempre estremamente pericolosi, ma non necessariamente ostili.   Talvolta possono anche giovare gli umani, ad esempio mediante la pioggia.
  • Contro la loro ira gli uomini non hanno altra difesa che nascondersi o fuggire.   Solo i maggiori fra gli Dei o fra gli eroi possono, in qualche caso, vincere un drago (in Europa ci sono riusciti Apollo, Perseo e S. Giorgio).
  • Sono irascibili e tendenzialmente feroci, ma talvolta elargiscono agli uomini tesori di una saggezza antica.
  • Quando non volano, sonnecchiano a guardia di luoghi od oggetti della massima importanza, come l’Albero Cosmico.
  • I loro rifugi sono perlopiù sotto le montagne, o sotto le acque.

Alla nostra mente analitica e materialista, tutto ciò parla solo di contorti meccanismi psicologici e culturali che tessono fantastiche leggende attorno a fenomeni naturali incompresi.   Ma non dimentichiamoci che praticamente tutte le civiltà precedenti la nostra hanno invece praticato con estrema serietà e scrupolo una lettura simbolica della realtà.   I veggenti sono stati per millenni fondamentali nella formazione della cultura, almeno quanto lo sono oggi gli ingegneri e gli avvocati.

Se dunque facciamo un piccolo sforzo di lettura simbolica, non risulta difficile identificare il Drago con la Tempesta che, per l’appunto, associa in un unico fenomeno altamente pericoloso e spesso distruttivo il fuoco dei fulmini, l’acqua della pioggia e delle piene, il vento.   Anzi, il Drago potrebbe essere semplicemente la forma con cui i veggenti “vedono” la tempesta.

draghi e tempeste Jacopo Simonetta

In quest’ottica, la sostanziale uniformità strutturale con cui vengono descritti i draghi, articolata però in una miriade di varianti, potrebbe essere il frutto dell’interazione tra un fenomeno reale ed universale, ma non dotato di una forma definita, con il bagaglio culturale e l’immaginazione (sensu Schopenhauer) dell’osservatore.

Certo, non tutti i draghi sono riconducibili a fenomeni meteorologici estremi, ma moltissimi si.   Se questa interpretazione fosse corretta, si dovrebbe riconoscere a Hansen il merito di aver compiuto lo sforzo maggiore per mettere in guardia l’umanità da questo flagello.   Non vi è alcun dubbio, infatti, che il riscaldamento climatico stia risvegliando i Draghi in tutto il mondo.   Forze incontrollabili che, in maniera del tutto imprevedibile, travolgono noi  e  le nostre città  con la stessa disinvoltura con cui gli umani travolgono e devastano gli ecosistemi.

Ma quale potrebbe essere la relazione fra le tempeste e l’Albero Cosmico?   Ovviamente dipende dall’interpretazione che diamo di questo simbolo.   La più accreditata è che si tratti dell’asse di rotazione terrestre, ma altre ne sono possibili e compatibili.   In fondo, la potenza della mitologia risiede proprio nel fatto che presenta numerose realtà contemporaneamente.

Un’altra interpretazione possibile dell’Albero Cosmico è che rappresenti la struttura portante delle realtà in cui viviamo.   In quest’ottica, l’Albero rappresenterebbe quindi il mondo vegetale su cui vivono gli animali e che crea la vita, armonizzando i quattro elementi in cui è contemporaneamente immerso: Aria, Acqua, Terra e Fuoco.

In parole contemporanee: l’ecosistema globale, in cui la vegetazione crea sinergia tra i fattori abiotici (aria, acqua, suolo, energia).   Ma possiamo immaginare che le Tempeste ne siano i guardiani?   Francamente non ne sono sicuro, ma forse si, nella misura in cui le avversità climatiche hanno sempre rappresentato un potente fattore limitante per l’umanità.    Perlomeno finché l’uso industriale del petrolio non ci ha permesso di sviluppare tecnologie talmente potenti da prevalere perfino sul clima.   Temporaneamente; perché le conseguenze inattese di questo fatto stanno destando una nuova razza di “Draghi” sempre più temibili, mentre le nostre risorse per contrastarli iniziano a scarseggiare.

E che la prudenza sia una consigliera più affidabile della superbia è forse uno dei tesori di saggezza antica che i Draghi stanno cercando di insegnarci.  Per il momento, invano.

Dunque, potremmo dire che Draghi stanno attaccando il Leviatano.   Per ora si tratta di eventi che, per quanto tragici a livello locale, hanno un impatto molto marginale sull’umanità nel suo complesso.   E certamente il Leviatano ha ancora molte carte da giocare in materia di sviluppo tecnologico.  Ma nel suo slancio di crescita indefinita e di dominio assoluto, sta oramai digerendo il suo stesso corpo.   Questo lo indebolisce, mentre Draghi sempre più forti e numerosi stanno sorgendo dagli abissi del cielo e degli oceani.

Draghi contro Leviatano!   Non ci crederete, ma stiamo partecipando ad una battaglia mitologica, eppure tanto reale da causare migliaia di morti e miliardi di danni ogni anno.

Nel frattempo, una rapida incursione nell’iconografia popolare, dimostra che queste creature stanno vivendo un autentico “revival” nell’iperspazio virtuale.   Sempre più, i draghi dilagano infatti ovunque si lasci spazio alla fantasia: nel cinema, nei videogiochi, nell’arte, su internet, eccetera.    Ma ancora più interessante è il fatto che il nostro atteggiamento verso queste creature sta cambiando.   Da simbolo di un Male assoluto da distruggere, a simbolo di una Natura indomita, ma non intrinsecamente ostile.   Per alcuni, perfino un simbolo di speranza.
I Draghi non esistono come animali e non sono la causa delle tempeste o dei terremoti, ma esistono sicuramente come simboli.   Al di la degli scherzi, un così diffuso e radicale cambiamento di atteggiamento nei loro confronti potrebbe quindi essere indizio che qualcosa di molto profondo sta davvero ambiando nell’inconscio collettivo di una frazione marginale, ma consistente dell’umanità.
Come andrà a finire?   Si accettano profezie.

draghi Jacopo Simonetta